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Alimentazione e fertilità – parte II

alimentazione e fertilità

Alimentazione e fertilità – parte II

Nel primo articolo “Alimentazione e fertilità” abbiamo parlato di quanto sia importante un peso forma nella norma per aumentare le probabilità di concepimento.

Ma quanto conta la dieta e la scelta degli alimenti se si sta cercando di avere un bambino?

Analizziamo i macronutrienti uno per uno andando per gradi.

GRASSI

Nell’articolo precedente abbiamo detto che l’infertilità oggi e più comune rispetto al secolo scorso e che oggi colpisce anche donne sane mentre prima colpiva, quasi esclusivamente, donne che per vari motivi non avrebbero potuto portare avanti una gravidanza in modo sano e sicuro.

Sembra che l’alimentazione abbia un ruolo importante in questo processo e in particolare l’attenzione è stata rivolta al cambiamento della quantità e della qualità dei grassi nella dieta.

Questo è infatti uno degli aspetti nutrizionali che si è modificato maggiormente.

L’aumento dei prodotti processati, raffinati, industrializzati, ha portato una modificazione sostanziale della qualità e della qualità dei grassi introdotti nella dieta.

In questi tipi di prodotti osserviamo o una diminuzione dei grassi, ad esempio prodotti ligth poveri appunto in grassi ma estremamente ricchi in zuccheri che permettono a questi cibi di essere accettabili al gusto, o prodotti fatti con grassi trans, grassi non presenti in natura, che all’interno del nostro organismo hanno un effetto deleterio soprattutto a livello delle membrane e senza dimenticare che questi grassi sono i principali responsabili dell’aumento delle placche cardiovascolari, dislipidemie e molte altre patologie croniche del nostro tempo.

Ma qual è il ruolo dei grassi trans sulla minore fertilità dei giorni nostri?

Studi recenti evidenziano che nelle donne il consumo di acidi grassi trans invece di acidi grassi polinsaturi e monoinsaturi è associato ad una maggiore incidenza di infertilità indipendentemente da età, BMI, stile di vita e livelli ormonali.

Contemporaneamente è stato osservato che la sostituzione dei acidi grassi trans con ancidi grassi monoinsaturi aumenta la fertilità degli ovuli e quindi la probabilità di concepimento.

La qualità dei grassi svolge un ruolo importante anche in donne che presentano la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).

Una maggiore concentrazione di acidi grassi poli-insaturi nella dieta a dispetto di monoinsaturi saturi e trans migliora gli effetti metabolici e ormonali del PCOS, incrementando di conseguenza anche la fertilità.

Direi che stiamo parlando di qualcosa di davvero importante !!!

Il consumo di acidi grassi poli-insaturi (soprattutto omega 3 ed omega 6) influenza l’intero processo di maturazione dell’ovulo, vie biochimiche importanti, fino ad arrivare al concepimento.

Gli acidi grassi omega 3 svolgono un ruolo importante della formazione dell’estrogeno maggiormente “potente”: il 17b- estradiolo, attore principale dell’assetto ormonale di una donna fertile. Risulta quindi di fondamentale importanza il corretto rapporto tra i grassi omega 3 e omega 6 che dovrebbe essere di 1:5 e non di 1:10 o addirittura di 1:20 tipico della dieta occidentale.

Inoltre gli acidi grassi omega 3 migliorano i sintomi derivanti dal PCOS.

Quindi? Grassi si, Ma che siano buoni!

non devono mancare olio d’oliva, olio di cocco, semi, frutta secca e avocado.

consumare con frequenza alimenti come uova, pesci grassi a patto che le uova siano di galline abituate a scorrazzare nella are e che i pesci non siano allevati (meglio se azzurri e di piccola taglia)

non disdegnare grassi saturi di buona qualità come burro di montagna o burro chiarificato

abolisci completamente tutto quello che riporta in etichetta grassi vegetali idrogenati o saturi (o non particolarmente specificati) e la margarina

CARBOIDRATI

Anche i carboidrati sembrano avere effetto sulla fertilità.

In particolare è stato osservato che un abbassamento della concentrazione d’insulina migliori la fertilità in donne affette da diabete di tipo II e PCOS, due patologie caratterizzate dalla resistenza insulinica e quindi da grandi livelli di insulina nel sangue.

Risulta quindi importante, per migliorare la fertilità, andare ad agire a livello dietetico in modo da controllare i picchi glicemici e di conseguenza quelli insulinemici soprattutto in donne affette da diabete di tipo due o PCOS.

Quindi, risulta utile, favorire una dieta a basso indice glicemico, preferendo cereali complessi, evitando zuccheri semplici e preferendo cereali integrali.

Inoltre è stato osservato che donne che seguivano diete ricche in carboidrati e povere in grassi avevano un assetto ormonale molto simile alle donne in menopausa caratterizzato da una diminuzione dell’estrogeno E2 e un aumento dell’FSH, e questo assetto ormonale è meno favorevole al concepimento.

Questa correlazione è molto più forte in donne che seguono una dieta ricca in carboidrati semplici, in particolare fruttosio, che ha maggiori ripercussioni sulla dislipidemia, la resistenza insulinica e l’alterazione delle concentrazioni degli ormoni sessuali.

Insomma per migliorare la fertilità la scelta dei carboidrati dovrà ricadere sui cereali integrali, particolarmente utili nel controllo dell’indice glicemico, la frutta non dovrebbe essere scelta con un grado di maturazione troppo elevato, e bisognerebbe abolire tutti i dolci confezionati e le bibite dolci, che contengono fruttosio liquido e che ha un effetto devastante sulla glicemia. E se qualche volta abbiamo proprio voglia di un dolce ???? Ogni tanto puoi concedertelo, ma meglio se fatto in casa con meno zuccheri e grassi buoni.

PROTEINE

E per quanto riguarda le proteine? Meglio vegetali o animali ?

In realtà non ci sono studi sufficienti per sostenere che sia maggiorante utile un’alimentazione vegetariana o onnivora nel favorire il concepimento.

Nè tanto meno ci sono studi sufficienti a dirci quali tipi di amminoacidi favorire e in che quantità; gli studi sulla correlazione proteine-fertilità sono pochi e per il momento possiamo solo dire che: nonostante l’origine, le proteine hanno un effetto positivo sulla fertilità dovuto all’azione che hanno sull’asse ipotalamo-ipofisi-ghiandola (che è praticamente il direttore d’orchestra dei nostri ormoni) favorendo il rilascio dell’ormone LH (un ormone coinvolto nella maturazione degli ovuli) migliorando, in questo modo le condizioni utili al concepimento.

Le proteine hanno anche un effetto, indipendente dall’ormone LH, stimolante sulle ovaie, che migliora ulteriormente la condizione di fertilità.

Voglio però soffermarmi su una fonte proteica di cui oggi si fa un vero abuso: la SOIA.

La soia è un alimento ricco di fitoestrogeni, molecole con una struttura simile a quella degli estrogeni e che quindi competono con gli estrogeni veri e propri per i recettori presenti nell’organismo.

Studi recenti dimostrano che queste molecole hanno un effetto negativo sulla fertilità maschile e femminile e che ridicono la possibilità di concepimento.

Inoltre queste sostanze hanno effetto anche sull’asse ipotalamo-ipofisi-ghiandola e nelle donne possono essere causa e/o concausa di menopausa precoce, endometriosi e PCOS.

Insomma la soia non è assolutamente cosi benefica come hanno cercato di farci credere, ma questo credo meriti un approfondimento in un altro articolo, perché va ad alterare fortemente i nostri assetti ormonali, indipendentemente se siamo uomini o donne.

Ancora una volta la scienza ci indica che le nostre scelte alimentari influenzano moltissimo il nostro organismo, forse sono di parte ma questa cosa mi affascina sempre tantissimo.

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