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dieta chetogenica e fertilità

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dieta chetogenica e fertilità

La dieta chetogenica, è oggi, probabilmente la dieta che sta riscuotendo maggiore consenso scientifico e applicazioni terapeutiche, dopo che per anni è stata bistrattata.

Sembrerebbe che infatti questo approccio possa essere particolarmente indicato, in caso di alterazioni metaboliche, tipiche delle patologie croniche nel nostro tempo, come sindrome metaboliche, ipertensione, dislipidemie e, anche e soprattutto obesità.

La dieta chetogenica, è una dieta caratterizzata da un ridotto o nullo apporto di carboidrati, un adeguato apporto di proteine e i grassi possono essere elevati,  nelle diete chetogeniche classiche e bassi in quelle a ridotte calorie (VLCKD) .

In cosa consiste ?

In questa condizione metabolica, il corpo invece di utilizzare i carboidrati , che non sono presenti, come fonte di energia, utilizza i grassi , derivanti dalla dieta, o dall’organismo stesso, per produrre energia, trasformando i grassi i corpi chetonici.

La dieta chetogenica ha effetti terapeutici su vari dipartimenti corporei, basti pensare che la prima applicazione terapeutica è stata in bambini affetti da epilessia farmaco resistente.

Molti studi, evidenziano come questo tipo di approccio dietetico possa essere funzionale anche in alcuni casi di infertilità, perché sembrerebbe andare a migliorare dei parametri importanti favorendo cosi il concepimento.

Vediamo insieme

Riduzione repentina del peso e di conseguenza della massa grassa

Una percentuale elevata di massa grassa è stata connessa con una riduzione delle possibilità di concepimento. Un peso ottimale, favorisce un migliore equilibrio ormonale e quindi una maggiore fertilità.

Il sovrappeso e l’obesità sono connessi con una riduzione delle SHBG, le proteine che trasportano gli ormoni sessuali, una riduzione di queste proteine porta ad una maggiore concentrazione di ormone libero in circolo e quindi un’alterazione dell’equilibrio ormonale.

Inoltre, in caso di obesità, si verifica anche un aumento dell’insulina circolate che ha la capacità di attivare l’aromatasi, un enzima che ha la capacità di trasformare , nella donna, gli ormoni femminili in maschili e l’opposto nell’uomo.

Una riduzione de peso, e in particolare del grasso addominale, favorisce un aumento delle SHBG, una riduzione dell’insulina e un miglioramento dell’equilibrio ormonale.

In particolare in una review in cui venivano presi in considerazione vari studi scientifici, è emerso che a tra le varie tipologie di dieta prese in esame, in particolare, dieta chetogenica ad libidum (Carb<20gr) e dieta a basso contenuto di carboidrati (34%carb), dieta a basso contenuto di calorie (40% carb) e dieta restrittiva con contenuto medio di carboidrati(45%carb) . Quella che aveva un maggiore impatto sul miglioramento del quadro ormonale e quindi sulla fertilità era proprio la dieta chetogenica, probabilmente perché è quella che ha maggiore impatto sull’insulina. 

PCOS

La sindrome dell’ovaio policistico, rappresenta la principale causa di ipofertilità femminile,  è caratterizzata da un aumento degli androgeni, e ha come primum movens un’aumentata concentrazione dell’insulina circolante . Questa condizione ci porta alla situazione esposta in precedenza, riduzione delle SHBG e aumento dell’attività dell’aromatasi, maggiore conversione estrogeni (ormoni femminili) in andronegni/ testosterone( ormoni maschili). Questa condizione Porta all’aumento dei segni e sintomi tipici della PCOS come irsutismo, cioè peluria sul viso, acne, inversione del rapporto FSH /LH, cicli anovulatori e infertilità.

La dieta chetogenica, favorisce un’aumentata sensibilità all’insulina con conseguente  riduzione dell’insulina circolante, e quindi un aumento delle concentrazioni di SHBG e una riduzione della conversione estrogeni in androgeni, una riduzione del testosterone libero e un miglioramento del rapporto FSH /LH. Quindi una riduzione di tutti i segni e sintomi della PCOS tra cui anche ipofertilità.

Dominanza estrogenica

Per dominanza estrogenica si intende una concentrazione aumentata degli estrogeni, non in senso assoluto, ma in relazione al progesterone.

Questa condizione è abbastanza comune nelle donne del sud Italia e ho parlato in modo specifico delle caratteristiche in questo articolo qui.

La dominanza estrogenica rappresenta  un’alterazione dell’equilibrio ormonale ed è spesso connessa a sindrome premestruale molto invalidante, emicrania e cicli molto lunghi.

La dominanza estrogenica, può essere migliorata, in caso di sovrappeso, specie se a si tratta di grasso localizzato a livello delle gambe, da una riduzione del peso. Infatti il tessuto adiposo delle donne è un produttore di estrogeni, quindi in caso di riduzione della massa grassa si ha una conseguente riduzione della concentrazione di estrogeni. Bisogna dire che pero questo non sempre basta a migliorare il quadro.

Endometriosi

L’endometriosi è una patologia a carattere autoimmune estrogeno dipendente.

La dieta chetogenica, è molto utilizzata come terapia dietetica in donne affette da endometriosi,.

Anche se ad oggi mancano studi, nella pratica clinica viene spesso utilizzata, seguendo il razionale per cui, la dieta cheto, riduce la massa grassa, riducendo cosi le concentrazione di estrogeni, e quindi evita l’accrescimento dei focolai endometriosici, inoltre, con la dieta cheto si ottiene una riduzione delle citochine pro-infiammatorie che causano un acutizzazione della patologia.

In questo caso la dieta non rappresenta la cura ma viene utilizzata come supporto dopo e in concomitanza al trattamento medico per aumentare il tempo di remissione.

La dieta chetogenica, è da considerarsi una vera e propria terapia, ed è per questo motivo che risulta fondamentale farsi seguire da un nutrizionista esperto in dieta di questo tipo.

Fonti

Dr. Rosa Bifulco

Biologa nutrizionista, iscritta all’albo dei biologi dal 2014. Ricercatrice Eco Food Fertility,membro S.I.R.U. (Società Italiana Riproduzione Umana). Laureata in Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma nel luglio del 2013, con tesi sperimentale sul morbo di Crohn in pazienti pediatrici presso l’ospedale di Santa Maria di Lisbona in Portogallo.

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